Il premio Nobel per l’ipocrisia attacca Trump: “Non ha rispetto per la democrazia degli Stati Uniti”

Barack Obama, dall'alto della sua ipocrisia, attacca Donald Trump e lancia il candidato democratico Biden verso la Casa Bianca. La risposta dell'attuale presidente non si fa attendere: "Lui è la ragione per la quale io sono qui".

Stati Uniti 2020

Da che pulpito vien la predica!

Quando nel 1906 il premio Nobel venne assegnato a Theodore Roosevelt, il New York Times scrisse queste parole: << Un largo sorriso ha illuminato il volto di tutti quando il premio è stato assegnato … al cittadino degli Stati Uniti più guerrafondaio >>. Quasi un secolo dopo, un giornalista dello stesso New York Times si domandava: << Allora, che ne pensate del presidente Obama che ha ottenuto il Nobel per la pace? Io sono perplesso […] Che cosa ha fatto? […] >>.

Parlava ovviamente del Nobel per la pace assegnato all’ex Presidente nel 2009 << per l’impegno straordinario profuso nel rafforzamento della diplomazia e della cooperazione internazionale tra i popoli >>. Tutto questo avvenne soltanto nove mesi dopo il suo primo insediamento alla Casa Bianca. Come fu possibile tutto ciò? D’altronde, scandagliando i successivi sette anni, di pace se ne vede ben poca.

Secondo gli Stati Uniti e il suo ex Presidente, il socialismo arabo doveva scomparire. Difatti – sotto l’amministrazione Obama – il mondo arabo è stato rovinato da una stagione funesta che lo stesso ex Presidente ha contribuito a creare. All’interno del Mediterraneo, tra il mondo arabo testé nominato e gli stati europei occidentali, si è formata la più grande transumanza umana dalla seconda guerra mondiale in poi, la quale tutt’oggi provoca gravi disordini e tragedie.

Eppure non fu proprio Obama a dichiarare la sua volontà di << […] cercare un nuovo inizio tra gli Stati Uniti e i musulmani di tutto il mondo >> ? Però, quando si tratta di denigrare un Presidente per via della “mancanza di democrazia” che impera negli Usa (almeno secondo i Dem), non si fa di certo il nome di Obama, bensì quello di Trump. L’ex Presidente era stato presentato come una “colomba di pace“. È ora di fare un resoconto per mettere a tacere certe ipocrisie.

Barack Obama: maestro nell’esportare la democrazia dagli Stati Uniti

Andiamo con ordine. Nel 2009 l’amministrazione Obama ha proseguito tutti gli interventi imperialisti avviati dal governo Bush in Iraq e Afghanistan. Eppure il Presidente più amato della storia statunitense aveva promesso – in campagna elettorale – il ritiro delle truppe dall’Iraq. Nell’autunno del 2011, quando Gheddafi inizia a impegnarsi sul piano energetico con la Russia e la Cina, la NATO scatena un sanguinoso intervento imperialista in Libia.

Durante la cosiddetta “Primavera araba“, gli Stati Uniti hanno un ruolo fondamentale durante l’ascesa di alcune delle più feroci organizzazioni islamiche radicali. Nel corso della sua amministrazione, i servizi segreti degli Stati Uniti sono stati coinvolti nella formazione e nel finanziamento di “jihadisti” nel Medio Oriente. All’inizio dell’agosto 2012, il presidente Obama firma un decreto per il sostegno più attivo dell’opposizione siriana armata contro Assad.

NATO, CIA e altre agenzie alimentano il mostro del jihadismo, il quale ha dato alla luce il nuovo Stato Islamico definibile con il nome di ISIS. Esso rappresenta un’arma a doppio taglio per gli americani: inizialmente vengono utilizzati come strumento per il cambio di regimi non graditi a Washington e poi, in nome della “lotta al terrorismo“, come pretesto per nuovi interventi.

Inoltre l’amministrazione Obama ha avuto un ruolo fondamentale nella carneficina avvenuta in Ucraina. Sotto la maschera della “rivoluzione arancione“, gli USA hanno sostenuto l’ascesa di forze anti-russe nel paese ucraino per avvicinare a sé un territorio fondamentale per la Russia di Putin.

I costi dell’amministrazione Obama nella cosiddetta “guerra al terrore” ammontano a 1’018,7 miliardi di dollari. Le vittime? Più di 7’000 persone sono state uccise dai droni, tra le quali quasi 900 erano civili e 110 bambini.

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali di altri

Non c’è dubbio: dal 1945 in poi – tutti i presidenti succedutisi alla Casa Bianca – hanno portato avanti almeno una guerra. Sembra un meccanismo inevitabile: se diventi il Presidente degli Stati Uniti, almeno un paese devi bombardarlo. Se hai l’atomica, se sei una potenza militare e se sei nel Consiglio dell’Onu e godi del diritto di veto, allora puoi fare quel che vuoi. Puoi esportare democrazia a modo tuo, senza che nessuno ti possa contraddire.

Per confermare quanto detto prima, basti pensare alle tiepide reazioni dell’Occidente europeo dopo la morte di Soleimani, avvenuta nella prima settimana del 2020. La Germania, tramite la portavoce di Angela Merkel, ha sottolineato come il generale Soleimani fosse comunque nella “lista nera” dei più temuti terroristi anti-occidente. È troppo semplice prendersela con Trump. E sicuramente parecchio ipocrita.

Harry Truman, democratico, è il presidente della Guerra di Corea scoppiata nel 1950. Costo del conflitto? Circa due milioni di morti. Lo stesso Kennedy, anch’egli democratico, è passato alla storia per il rafforzamento del contingente americano in Vietnam e per l’episodio della Baia dei Porci a Cuba. Per non parlare ( o meglio scrivere ) dell’ultra democratico Johnson, il quale porterà avanti la guerra in Vietnam con un’aggressività spaventosa.

Ce ne sarebbero almeno altri quattro da menzionare in questa speciale lista. Il primo fra tutti è Nixon, repubblicano, il quale concluderà la guerra in Vietnam, ma non prima di aver raso al suolo le città e le campagne del Nord. Bush jr., anch’egli repubblicano, che attaccherà l’Afghanistan e l’Iraq dopo l’attentato alle Torri Gemelle. E poi, dulcis in fundo, c’è Obama: interviene militarmente in Siria, Libia, Iraq e Afghanistan. Come se non gli bastasse, bombarda lo Yemen, la Somalia e il Pakistan.

Premio Nobel all’ipocrisia

Da presidente, i migliori momenti di Obama sono spesso state delle allocuzioni. È evidente che il cocente fallimento di Hillary, la sua protetta, alle elezioni del 2016 e il rischio di un secondo mandato di Trump rappresentano il disconoscimento della sua politica bellicista e distruttiva che ha accuratamente coltivato per otto anni. L’unico premio Nobel che dovrebbe ufficialmente essere conferito ad Obama dopo i suoi due mandati e il discorso di ieri, è quello all’ipocrisia professionale.


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