Milazzo, lunghi applausi per “Il Tempo delle Cattedrali” in scena al Teatro Trifiletti

Lunghi applausi l'Opera Musicale firmata da Daniele Maisano e Davide Borgia andata in scena lo scorso giovedì al Teatro Trifiletti di Milazzo

“Il Tempo delle Cattedrali” è l’Opera Musicale firmata da Daniele Maisano e Davide Borgia di cui si sentiva il bisogno. È andata in scena lo scorso giovedì al Teatro Trifiletti di Milazzo, ripercorrendo la vicenda del Notre Dame de Paris di Victor Hugo, conosciuta dal grande pubblico grazie alla trasposizione musicale di Riccardo Cocciante, Luc Plamondon e Pasquale Panella.

Si sentiva il bisogno di identificarsi e rivivere i profondi e struggenti sentimenti dei protagonisti della storia: gli amori tutti tormentati per motivi diversi, la morale che si muove come un’ombra tra gli impulsi del cuore e quella potente ricerca di libertà e di giustizia urlata disperatamente dai clandestini, consapevoli di non avere niente ma di essere “soltanto vivi”.

L’opera, interamente cantata, è stata realizzata dall’Associazione Musicale “Blue Notes” e portata sulla scena sin dal 2019, con impegno e dedizione, nei teatri e nelle Scuole della provincia. Un progetto cresciuto nel tempo e che continua a evolversi grazie alle competenze e al talento di tutto il cast, che continua a fare del palcoscenico un luogo magnifico, dove la tensione incontra l’equilibrio e la coscienza sembra abbandonarsi a impulsi d’incoscienza.

Un plauso alla bella Esmeralda, interpretata da Serena Perdichizzi.

L’artista ha portato sulla scena la voglia di vivere e la smisurata fiducia nell’amore attraverso i sorrisi, gli ammiccamenti e la leggerezza dell’età. Ha incanalato il dolore della perdita del fratellastro Clopin, ucciso davanti ai suoi occhi, e il tradimento, raccontandolo sia con i movimenti del corpo, decisi e spezzati, sia con la rabbia defluita nel canto. Impeccabile il personaggio di Febo nel suo ruolo di tutore della legge, intenso e passionale, interpretato da Davide Borgia, scisso tra due amori ma di cui sceglierà quello meno impegnativo, quello più semplice.

La tensione non vibrava soltanto sul volto di Quasimodo,

interpretato da Daniele Maisano, ma si poteva percepire dal modo in cui teneva le mani, con le dita larghe e raggrinzite, il passo claudicante, le azioni irruente e dalle quali si sentiva che erano il prodotto di un profondo e maturato dolore: l’esclusione, la mancanza di amore, la rabbia di essere nato “a metà”. Molto toccante il brano eseguito sul corpo della zingara “Balla mia Esmeralda”, con Silvia Scotto sulla scena, in abiti chiari, a danzare con la leggerezza di un’anima che abbandona il corpo, come quella di Esmeralda, forse libera, adesso, di poter gioire della leggerezza che Frollo, con crudeltà, ha voluto strapparle via.

Frollo, il sacerdote interpretato da Antonio Adorno,

austero nella sua talare nero, perfetto nella sua passione dolorosa e struggente, soprattutto nel momento in cui, davanti alla zingara ormai dietro le sbarre, si piega in due, come a raccogliere le forze, per poi urlarle, cantando, il suo amore che finirà per bruciargli l’anima.

Cosa dire di Fiordaliso, interpretata da Giulia Cacace,

nobildonna orgogliosa e contenuta, sia nelle espressioni, sia nei movimenti, figura rilevante e intensa, che nonostante fosse vestita di bianco sembrava muoversi sulla scena come una nube densa e scura. Impeccabile nel brano “Cavalcatura”, eseguito con estrema bravura, giocando sul filo della castità e della vendetta, facendo coincidere il perdono con la rivalsa persino attraverso le espressioni del volto.

Clopin, capo degli zingari è stato interpretato magistralmente da Salvatore Cappellano.

Il ruolo perfetto per l’artista, che ha reso l’azione dinamica e drammatica, soprattutto nel momento della morte per mano di Febo. Un temperamento brillante ed energico. Le ballerine Aurora Gullì, Martina Archontidis, Sharon Mazzeo, Giulia Gaipa, Nina Santangelo, Alessia Urso e Elison Gasparro hanno interpretato il popolo degli zingari e le ragazze del Val d’Amore. Movimenti fluidi, eleganti, tutti coincidenti sulle coreografie perfette e accattivanti di Silvia Scotto.

Perfetta anche l’interpretazione di Francesco Cucinotta nei panni del poeta Gringoire,

personaggio che osserva gli avvenimenti con sfaccettature sempre diverse, a volte dentro le vicende, altre volte raccontandola dall’esterno. Emozionante il finale che lo rivuole sulla scena, una differenza rispetto al musical ma affine al romanzo “Notre Dame de Paris”. Gringoire, infatti, avanzando tra i corpi di Quasimodo e di Esmeralda si rivolge al pubblico lasciandolo, decisamente, senza fiato.

Sul palco, quasi per tutto il tempo dell’Opera Musicale, le due guardie Emanuele Mandanici e Alberto Liga.

Uno spettacolo pienamente riuscito. Tutto il cast, oltre a lavorare sul palco, si è impegnato dietro le quinte. Gli abiti sono stati realizzati da Silvia Fucile, aiutata da Valentina Firinu, anche assistente di scena. Silvia Fucile è stata anche assistente di palco mentre le scenografie sono state pensate dal regista Daniele Maisano. Davide Borgia, oltre alla coregia, ha lavorato con tutti gli artisti sulle tecniche vocali. Il make-up è stato realizzato da Marcella Triolo. Le grafiche sono state curate da Giuseppe Nania e il Service Audio e Luci è stato a cura di B & Suond di Davide Bisazza.


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